IN CONSIGLIO NAZIONALE FNSI FLASH MOB #NO BAVAGLIO

Il segretario Sga Ezio Cerasi durante  il flash mob

Il segretario Sga Ezio Cerasi durante il flash mob

A Bolzano tre giornalisti genovesi identificati dalla Guardia di finanza, convocati e trattenuti in caserma per ore per rispondere, su richiesta della Procura genovese, di alcuni articoli sui flussi finanziari della Lega. A Padova i finanzieri perquisiscono prima la casa e poi, alla presenza del pm, la postazione di lavoro di una cronista del Mattino, indagata con il direttore e il condirettore. A Olbia la redazione della Nuova Sardegna, l’abitazione, l’automobile e gli effetti personali di una collega perquisiti dai Carabinieri in seguito alla pubblicazione di un articolo di cronaca giudiziaria.

Sono solo gli ultimi casi di una escalation di ingerenze nel lavoro dei giornalisti che mettono a repentaglio la libertà di informazione e tradiscono un clima sempre più ostile nei confronti dell’articolo 21 della Costituzione.

«Una deriva pericolosa con un disegno preciso: quello di mettere la stampa nelle condizioni di essere meno incisiva. Una situazione che allontana sempre più l’Italia dall’Europa e ci avvicina pericolosamente a Paesi come la Russia o la Turchia che è diventato, come tutti sanno, il più grande carcere per giornalisti del mondo. Anche se in Turchia non sono in carcere solo i giornalisti, ma tutti coloro che esprimono un pensiero diverso da quello dominate. Per questo, oggi abbiamo deciso di promuovere un flash mob silenzioso con due hashtag molto significativi: #NoBavaglio e #CoseTurche”», affermano il segretario generale e il presidente della FNSI, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti.

«Non si tratta di una generica manifestazione, ma di una iniziativa legata ad una richiesta politica specifica. Nelle prossime ore – proseguono – chiederemo al ministro Bonafede di essere ascoltati. Ha detto che vuole sospendere il provvedimento sulle intercettazioni, intervenga anche sulle querele temerarie. Nella scorsa legislatura, maggioranza e opposizione hanno fatto a gara per affossare il provvedimento sulle querele bavaglio che sono uno strumento per intimidire i cronisti».

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